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L’amore di lontano…dopo 55 anni di amore, il mitico massaggiatore Giorgio Rossi, si congeda dalla sua Roma

C’è chi dice che la Storia sia fatta da grandi uomini, quelli capaci di lasciare dietro di sé un alone di magia, capaci di segnare un epoca.

L’amore di lontano…dopo 55 anni di amore, il mitico massaggiatore Giorgio Rossi, si congeda dalla sua Roma

C’è anche chi dice che il calcio sia fatto di campioni e fuoriclasse, eroi acclamati e osannati per le loro giocate, per le loro conquiste. Ma quello che non tutti dicono è che esiste un altro tipo di calcio e altri tipi di eroi. Proviamo per un attimo ad immaginare uno spettacolo teatrale, una rappresentazione in grande stile, colma di attori, musicisti e quant’altro, senza dubbio straordinari interpreti e grandi comunicatori. Ma qual è il segreto del successo? La grande architettura retrostante? Indipendentemente dal talento dei protagonisti, gran parte del merito va alla regia, all’essenzialità posta nell’oscurità delle quinte. Niente funzionerebbe senza l’occulto lavoro di chi agisce dietro la scenografia… Giorgio Rossi ne è l’esempio applicato al calcio. Cinquantacinque anni, più di mezzo secolo trascorso fra le mura di Trigoria, una sorta di patriarca della storia giallorossa, punto di riferimento per qualsiasi giocatore che abbia varcato i cancelli del Bernardini, crocevia tra Roma del passato e quella del presente. Già, è strano non dire “la Roma del futuro”. Si può immaginare una Roma senza Giorgio Rossi? Ebbene, dalla prossima stagione bisognerà prendere atto di questo e voltare pagina, perché lo storico massaggiatore ha annunciato il suo congedo, la sua uscita di scena… e l’Olimpico, la sua curva gli ha riservato un ultimo applauso, prima che il sipario cali e le luci si spengano.

Un amore di lontano quello tra Rossi e la Roma. Scomodiamo una pietra miliare della poesia trobadorica per descrivere un rapporto iniziato in un lontano 1957 e durato fino ai nostri giorni, agli inizi del terzo millennio, una storia condita di ricordi, gioie, rimpianti e passione, oggi ripercorsa con commozione per un ultimo abbraccio a chi la Roma e la sua storia l’ha conosciuta meglio di chiunque altro.

Quando Giorgio Rossi nacque, nel 1930, la Roma non era che una società neonata, fondata solo tre anni prima ma già emblema dell’anima popolare della Città Eterna. Stava nascendo la combattiva Roma di Campo Testaccio, una squadra guidata da calciatori duri e tenaci e colma di un irrefrenabile desiderio di vittoria. Ma erano anche gli anni del Fascismo, Roma era stretta nella morsa del regime e i tamburi di guerra già rullavano inquietanti all’orizzonte. L’infanzia e la prima adolescenza di Giorgio girano attorno alla fratricida Seconda guerra mondiale, ai bui momenti dell’occupazione nazifascista, al terrore successivo all’attentato di via Rasella e alle speranze e ai timori legati all’arrivo degli americani. Quando la guerra finisce, per la famiglia Rossi comincia una nuova vita. Il giovane Giorgio vive i momenti della rinascita economica, inizia a svolgere piccoli lavori in un’Italia che sta risorgendo con gli aiuti del Piano Marshall e che si avvia verso un futuro finalmente possibile. Entrato nei Vigili del Fuoco, nel 1955 s’iscrisse alla scuola per massaggiatori del CONI, piazzando di fatto l’impalcatura del suo avvenire. Nel 1957, al pronto soccorso del San Giovanni, conosce Roberto Minaccioni, infermiere di quell’ospedale e massaggiatore che collaborava con il settore giovanile della Roma, allora guidato dall’ex portiere giallorosso Guido Masetti. Una sostituzione. Questo il favore che Minaccioni chiese a Giorgio Rossi, una sostituzione come massaggiatore in vista del torneo di Sanremo che di lì a pochi giorni avrebbe visto impegnati i ragazzi della Primavera. Per Giorgio, alla soglia dei trent’anni, l’occasione sembrò troppo ghiotta per rifiutare. Inizia così, quasi per caso, la favola di Rossi che, senza immaginare ciò che sarebbe avvenuto, stava legando per sempre il suo nome a quello dei giallorossi della Capitale.

Il presidente di allora, Renato Sacerdoti, gli offre un contratto: Giorgio diventa il massaggiatore della Associazione Sportiva Roma, e per lui inizia un percorso che lo avrebbe portato a vivere momenti indimenticabili e a conoscere tante persone per le quali sarebbe divenuto un faro, un unico e grande supporto umano. Rossi condivide con la sua Roma qualsiasi gioia e qualsiasi dolore. L’accompagna negli abissi più profondi e più oscuri, vivendo l’onta della colletta del Sistina, la tragica morte di Taccola o le dolorose sconfitte contro il Liverpool e contro il Lecce, che significarono la perdita rispettivamente della Coppa dei Campioni e di uno scudetto. Ma Rossi sale anche in Paradiso con la sua squadra, conquistando uno storico scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane e vivendo notti magiche in Champions.

Sì, Giorgio Rossi è il collante tra due epoche, l’ultimo e insostituibile baluardo che connette momenti così lontani tra loro ma che, tutti assieme, rappresentano la storia di una società. Dagli orrori della guerra alle magie degli anni Duemila, la vita di Giorgio si intreccia a doppio filo con il percorso fatto dalla Roma in questo arco di tempo, vissuto con amore e passione indescrivibile. Servirebbero pagine e pagine per elencare tutti i magnifici momenti che costellano una relazione così profonda e insondabile, un sentimento che va al di la del semplice rapporto professionale. Tanti ricordi indimenticabili e tante soddisfazioni. Rimpianti? Probabilmente sì. Le già citate partite con Liverpool e Lecce, oppure semplicemente il dolore provato nei momenti più difficili vissuti dalla squadra, dettato da un amore di tifoso, di padre spirituale. Un padre. Per molti giocatori lo è stato davvero, a cominciare dal timido Aldair, passando per De Sisti, Di Bartolomei, Conti, per finire con il simbolo odierno di Roma e della Roma, quel Francesco Totti che più volte ha dichiarato essere un po’ il suo figlioccio. I volti cardine della storia della compagine giallorossa sono tanti, ma forse nessuno ha trasmesso una passione così intensa, lasciato un segno così profondo senza calcare il terreno di gioco in veste di giocatore. Lui, Rossi, il campo lo ha sempre visto dal di qua della linea bianca, “il posto più bello del mondo” si dice, perché da lì si riesce a vedere tutto, si percepiscono emozioni che nemmeno chi lotta all’interno del rettangolo verde può percepire. Giorgio Rossi ha vissuto tutto questo ogni domenica, ha sofferto con la sua squadra e ha lottato con lei, raccogliendo successi e sconfitte agendo sempre all’insegna del rispetto e dell’amicizia, dell’affetto paterno verso i suoi calciatori e la sua società. Il decano della Roma oggi lascia le scene, si ritira dopo cinquantacinque anni di amore nel conforto della sua famiglia, abbandonando le quinte che lo accolsero per caso in quel 1957 e che oggi lo salutano con un caloroso abbraccio, senza nascondere qualche lacrima e, forse, un pizzico di nostalgia per una favola che volge alla fine. La Roma e i suoi tifosi hanno dato il loro saluto, regalando al mitico Giorgio un ultimo, indimenticabile momento. Siamo alle battute finali di una storia infinita, il meraviglioso libro si sta per chiudere e, probabilmente, non si riaprirà più. L’eroe silenzioso se ne va e dietro di sé lascia un vuoto incolmabile, un silenzio interdetto…

Il sipario cala, non parte l’applauso... Il pubblico china la testa e cala silenziosa una goccia dagli occhi.

Pubblicato il 07 Maggio 2012 da Damiano Mattana

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