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NEL SEGNO DEL DIECI…

Del Piero e Totti non conoscono confini e tra pochi giorni si sfideranno, forse per l’ultima volta…

NEL SEGNO DEL DIECI…

Uno classe 1974, l’altro 1976. Entrambi campioni del mondo, entrambi bandiere della propria squadra, tutti e due con qualcosa in comune: essere fuoriclasse. Alessandro Del Piero e Francesco Totti non sono giocatori come gli altri: sono gli ultimi baluardi di quello che fu il calcio anni ’90, quello dei numeri dieci, quello della grande Italia e dei suoi campioni. Mercoledì sera è accaduto qualcosa di magico: in pochi minuti l’eco di due enormi boati ha infiammato due stadi distanti centinaia di chilometri. Gol della Juventus e gol della Roma. Sul tabellino compaiono i nomi dei marcatori e subito si comprende che non si è trattato di un caso. Non può essere una coincidenza se, nel momento più importante, quando il bisogno della squadra si fa incalzante, i volti decisivi sono quelli di due uomini-simbolo, di coloro che al richiamo della folla hanno sempre risposto “presente”. Non è fatalità, è dedizione e amore per la propria maglia. Roma e Torino, due città storiche, emblematiche, simbolo della storia d’Italia accolgono contemporaneamente, in un caloroso abbraccio, il loro beniamino, il loro capitano. E la storia continua… Quelle di Del Piero e di Totti sono due storie simili, percorsi identici seppur contornati da traguardi differenti. Uno, Alessandro, dopo essersi messo in luce a Padova, approda sotto la Mole, dove indossa una maglia di per sé vincente, della squadra più titolata d’Italia, ricca di gloria e di tradizione. L’altro, Francesco, nato sotto il cielo di Roma, sceglie la via dell’amore e si lega per sempre addosso i colori della Città Eterna, indossando la maglia del suo cuore. È l’inizio della favola. Si vede subito che i due non sono normali talenti. In quei ragazzi c’è qualcosa di speciale, che li differenzia dagli altri coetanei. Al pallone danno del tu, lo accarezzano, lo rendono parte di loro. Per Del Piero il Padova è la rampa di lancio. Arriva nelle giovanili della Juventus dove incanta per il suo incredibile potenziale, conquista lo scudetto e il Torneo di Viareggio. Le porte della prima squadra si spalancano: il 12 settembre del 1993 l’allenatore juventino di allora, Trapattoni, lo getta nella mischia contro il Foggia, regalandogli l’esordio in serie A, a 19 anni. Il giovane attaccante non si fa certo attendere e, barcamenandosi tra Primavera e prima squadra, si fa notare come uno dei calciatori emergenti più interessanti, segnando anche una tripletta in serie A contro il Parma. Nella capitale, intanto, il clima è ben differente. La Roma di quel periodo non è certo la migliore compagine vista all’ombra del Cupolone. La guida della squadra è affidata al tecnico jugoslavo Vujadin Boskov, che nota nel settore giovanile, un biondo ragazzino che segna davvero sempre. La formazione Primavera, con i suoi gol, si è aggiudicata la Coppa Italia e il suo nome circola insistentemente in quel di Trigoria. Il ragazzo si chiama Francesco Totti, ha solo 16 anni ma due piedi fatti d’oro. Per Boskov è più che sufficiente. Il 28 marzo del 1993, a 6 mesi di distanza da Del Piero, Totti esordisce in serie A, contro il Brescia. Francesco, due anni in meno del talento juventino, dovrà aspettare il 1994 per realizzare il suo primo gol da professionista, in un Roma-Foggia del 4 settembre.

Del Piero e Totti sono due assi. Il loro talento si impone prepotentemente nei loro rispettivi club. Del Piero diventa ben presto un punto fermo di una Juventus fortissima, dominatrice nel panorama calcistico italiano, diventandone il numero dieci e uno dei leader. Totti è un cristallo grezzo. L’allenatore Mazzone lo fa sbocciare, gli affida le chiavi della trequarti e lo educa calcisticamente come un secondo padre. Francesco fatica a farsi apprezzare dall’allenatore successivo, quel Carlos Bianchi santone del calcio argentino ma prevenuto nei confronti dei romani. Francesco sopporta, vince tutte le sfide e brucia tutte le tappe. Con il numero dieci sulle spalle, Totti diventa finalmente il Capitano. Le voci sono insistenti. Totti e Del Piero sono il futuro del calcio italiano. Per tutti e due si aprono le porte della nazionale, si susseguono le sfide, si sprecano paragoni e confronti. Del Piero è l’emblema della Juventus, diventa il simbolo della squadra, segna e incanta. Nasce “il gol alla Del Piero”, arriva la Champions vinta da protagonista e la fama internazionale. Totti incarna lo spirito della romanità, diventa il Bimbo de Oro e il beniamino dei tifosi. A Roma aleggia una magia attorno al suo nome e alle sue giocate: segna e fa segnare, vede i compagni alle sue spalle, sfodera colpi da genio puro. Ma la Roma non è ancora pronta per le grandi conquiste e il suo nome, lontano dalla sua città, perde il suo alone magico. Alessandro, dal canto suo, raccoglie quei successi che una squadra del calibro della Juventus consente di ottenere e sul suo carisma fuori del comune è costruita una compagine quasi imbattibile. Il punto di svolta per Totti arriva con gli Europei del 2000, competizione in cui segna due gol e si consegna alla ribalta internazionale sfoderando l’ormai leggendario “cucchiaio” in semifinale con l’Olanda. Ormai è accertato: Totti e Del Piero sono giocatori gemelli, uniti da un’incrollabile fede per la propria squadra e da un innato spirito di guida. Insieme o da avversari, i due danno sempre spettacolo. Le loro carriere si intrecciano tante volte. Le sfide tra la Juventus e la Roma, eterne avversarie, sono anche un acceso confronto tra i due numeri dieci, i due calciatori capaci di illuminare il palcoscenico in qualsiasi momento e di decidere qualsiasi partita con le loro giocate. La Roma è cresciuta assieme al suo Capitano, si aggiudica uno storico scudetto, si fa apprezzare in Italia e in Europa. La Juventus rimane sempre quella compagine orgogliosa e vincente, raccolta attorno al suo capitano e simbolo. Il calcio italiano parla la lingua di Totti e di Del Piero, i cui nomi non vengono intaccati nemmeno dai campioni stranieri che sempre più affollano il campionato più bello del mondo. Lo sport cambia, cambiano le società e gli obiettivi, il mercato calcistico si fa sempre più denso e l’essenza stessa delle partite domenicali si trasforma in un unico grande business. Tutto questo non scalfisce, però, i due Campioni, i due fratelli del calcio, che continuano a divertire e ad infiammare le folle, prendendosi elogi e onori nei momenti di gloria e mettendo la propria faccia e la propria voce in quelli di difficoltà.

Il resto è storia di oggi. Del Piero segue la sua Juventus nell’onta della serie B, dopo le ben note vicende extracalcistiche che sconvolsero il calcio italiano alla vigilia dei vittoriosi mondiali di Germania che laureerà entrambi i fuoriclasse campioni del mondo. Totti e la sua Roma ambiscono a traguardi sempre più alti, sono la squadra più bella d’Italia, l’unica capace di tenere testa all’imbattibile Inter degli ultimi anni. Sotto la guida del suo capitano la Juventus risale l’abisso e torna presto nel calcio che conta, ancora una volta sotto il segno di Alessandro Del Piero, che diventa per la prima volta capocannoniere della Serie A. Totti e la sua squadra sono la realtà più bella. Il Capitano è la punta di diamante della Roma spallettiana, una macchina da gol e di divertimento, che torna a vivere notti magiche anche in Europa. Ormai maturi, leggende viventi, ultime bandiere del calcio italiano, i due capitani infrangono qualsiasi record gli si presenti davanti, vincono qualsiasi sfida, entrano definitivamente nell’Olimpo dei grandissimi. Se è vero che ogni favola conosce la fine, la loro sembra essere l’eccezione. Del Piero, 38 anni, e Totti, quasi 36, sono tornati prepotentemente in scena contemporaneamente, dalla porta principale, proprio quando c’era bisogno di loro, della loro luce. Il capitano juventino, faro della squadra per due decenni, sta per scrivere la parola fine alla sua avventura bianconera, cominciata in quel lontano 1993 e costellata di gioie, successi, momenti bui e brillanti rivincite. Il capitano giallorosso è al centro della nuova Roma, all’indomani dell’addio dei Sensi, pronto per nuove sfide e nuovi traguardi, intento a infrangere tutti i record e tutte le barriere imposte dal calcio in evoluzione, emblema di una squadra che lo ha visto e lo vede tuttora protagonista e simbolo incarnato del suo spirito e della sua storia.

Domenica, 22 aprile, si affronteranno ancora, forse per l’ultima volta. Amici veri, fratelli nel calcio, bandiere che non scoloriranno mai, daranno vita all’ultimo, entusiasmante confronto. Un ultimo duello prima del congedo. Non un addio, ma un arrivederci. La stretta di mano finale sarà il suggello di un’amicizia indissolubile, di uno spirito di comune appartenenza, il fotogramma nostalgico del calcio che sbiadisce, che si perde nella corruzione e che li rimpiangerà. E allora, da tifosi, possiamo solo dire: “Grazie di tutto e che vinca il migliore!”.

Pubblicato il 13 Aprile 2012 da Damiano Mattana

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